Oggi ho fatto il mio primo codice 4: paziente deceduto.
Donna anziana, 84 anni. Infarto in casa. Quando siamo arrivati là, era già in arresto cardiaco, riversa sul pavimento, in sala da pranzo. Abbiamo tentato di rianimarla, ma non c’è stato nulla da fare.
E’ la prima volta che mi succede, da quando sono in Pubblica (il che significa ormai quasi due anni). Già, prima o poi doveva succedere, è inevitabile. La cosa peggiore, però, non è tanto il morto: è lì, non ci puoi fare più nulla… al massimo puoi cercare di rimetterlo a letto e ricomporlo un po’. La cosa che spaventa di più, e che ti mette in serio imbarazzo, è il dolore dei famigliari, di fronte al quale ti senti assolutamente impotente.
A casa della signora che è morta oggi, c’erano anche due bambini. Immagino quello che avranno provato: la nonna si alza da tavola perché non sta bene, fa due passi verso la porta e cade per terra. Non risponde, provi a scuoterla ma non ti sente. La mamma si agita, prende il telefono e chiama qualcuno, c’è qualcosa che non va, ma tu non capisci bene cosa possa essere: la nonna non sta bene, ma non sai cos’abbia, è la prima volta che non ti risponde, da quando la conosci. Poi, d’improvviso, arrivano in casa sette persone, in una tuta arancione. Non li conosci, non sai cosa facciano. Si chinano sulla nonna, la guardano. Parlano concitati, sembrano preoccupati. La attaccano a una macchina che parla con voce da robot, e che fa strani versi. Poi vedi che le infilano un tubo in bocca, e al tubo attaccano un pallone. Uno comincia a schiacciarle il petto, e a contare forte.
Poi smettono, uno – quello coi capelli grigi, e la scritta “MEDICO” sulla maglia – scuote la testa. Tutti si fermano, evitano di guardarti. Sembrano tristi. Ma tu non capisci bene cosa sia successo.
Poi prendono un telo verde, e coprono la nonna. La sollevano con delicatezza e la portano a letto. Poi la lasciano lì, salutano la mamma, che piange e li ringrazia, e se ne vanno.

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