Come promesso qualche giorno fa, eccomi di nuovo con il testo di una canzone che ritengo stupenda: Blood from a stone, scritta da Giorgio Moroder per la colonna sonora di Metropolis, di Fritz Lang, e interpretata dai Cycle V. Il film è degli anni Venti (1927, per la precizione, e gli effetti speciali sono, credetemi, veramente impensabili!) ed è stato appunto restaurato negli anni ’80, e rivestito di una nuova colonna sonora, di cui questa canzone fa parte. Per capire al meglio la canzone, vi farò un breve riassunto della trama del film. Il testo non è mio, l’ho reperito su Internet tramite una breve ricerca, e in effetti non è nemmeno molto fedele, ma lo riporto lo stesso:


“Metropolis” è una città del 2000, orgogliosa dei suoi grattacieli e delle sue sopraelevate, abitata da gente ricchissima e in buona parte sfaccendata. Ma sotto le sue fondamenta vi è un’altra città, quella operaia, dove turbe di uomini-schiavi attendono a macchinari giganteschi ed a colossali centrali. Un giorno Freder, il padrone di “Metropolis”, licenzia per negligenza uno dei propri collaboratori, il quale, in un accesso di scoramento, tenta il suicidio, ma John, il figlio del borghese tiranno, lo impedisce. L’uomo svela allora al giovane il mistero della città sotterranea, nella quale John si avventura, da prima incredulo ed attonito, poi sconvolto. Per meglio immedesimarsi nell’inattesa e terribile disumanità di quel mondo, John decide di prendere il posto di un operaio, sottoponendosi così a fatiche e condizionamenti fino allora per lui impensabili: conosce Maria, una bionda e giovanissima ragazza che, nelle catacombe, invita gli operai alla preghiera ed alla sopportazione. Ma notizie sull’apostolato di Maria giungono presto alle orecchie del Potere: il signore di “Metropolis” obbliga allora uno scienziato (Rotwang), che è al suo servizio, di rapire la donna, trasferendone su di un automa le fattezze e l’anima. Con un tale “robot” sarà così estremamente agevole manipolare e dominare la classe operaia. Mentre invano John cerca la ragazza, di cui si à innamorato, la Maria-“robot” si scatena, sobilla i lavoratori e si mette alla loro testa. Tutti la seguono come affascinati dal suo carisma, le fabbriche sono prese d’assalto e danneggiate, finchè un attacco collettivo e decisivo alla più grande delle centrali energetiche provoca il disastroso allagamento dei quartieri dove vivono le donne ed i bambini. (…) Per fortuna la vera Maria, fuggita dalla casa dello scienziato e raggiunta da John, mette in salvo i bambini, ormai quasi travolti dalle acque. Tutti si ritrovano davanti alla porta della Cattedrale. John, assumendosi il ruolo di mediatore e con accanto a sè la giovane donna, persuade il padre che è solo con la comprensione e l’amore che la Mente ed il Braccio potranno operare uniti per una società libera e giusta.


La canzone si colloca nel momento in cui John scende nell’inferno della città sotterranea, dove le macchine governano ogni ritmo della vita dell’uomo, compresa la sua fine.

Circles of the human chain
Turinig for the wheels of gain
A system with a power of its own
To draw blood from a stone


Every hour like the last
Tomorrow like the day just passed
Beraing down upon the flash and bones
To draw blod from a stone


Cold machines that never stop
Even if a man should drop
Mercy never lets her face be shown
They draw blod from a stone

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