Tornati dal paradiso, eccoci di nuovo ad affrontare l’inferno quotidiano.
Oggi però in pubblica c’è stato un episodio che mi ha toccato il cuore.
Siamo andati a prendere una signora di 89 anni, con sospetta frattura del femore (a detta del 118) o con sospetta incrinatura del baccino (secondo il medico che l’ha visitata). Poverina, era dolcissima. In casa con la sorella, di poco più giovane, la signora, quando l’abbiamo portata fuori da casa sua con la sedietta, piangeva disperata, e si scusava con noi per il fastidio che ci arrecava (ma signora, siamo qui apposta per servirla, non si preoccupi, si figuri!); quando siamo scesi e l’abbiamo sbarellata, in pronto soccorso, invece, sorrideva felice.
Parlando con lei, in ambulanza, abbiamo appurato che era una ex maestra elementare, che ha insegnato per quarant’anni nelle scuole del circondario. E oggi, ad assisterla, oltre a me (22 anni), c’erano un ragazzo di 21 (TheZar) e uno di 16. Forse si è sentita un po’ ringiovanita anche lei, forse s’è sentita tornare a scuola, non so, fatto sta che alla fine del viaggio, iniziato con tante lacrime di paura e sconforto, era allegra, serena, e nel salutarci non smetteva più di ringraziarci.
Sono queste le cose che danno più soddisfazione. Più che la sensazione di fare gli eroi andando a soccorrere qualcuno che s’è spappolato in macchina o in moto, più che praticare una rianimazione cardio-polmonare: riuscire a far sorridere una persona che non conosci, e che ha paura di te, che, tutto vestito d’arancione, arrivi all’improvviso e la strappi dalla sua casa, dalla sua vita. E quando senti che quella persona acquista fiducia in te, e ti ringrazia, e ti augura ogni bene, allora ti senti veramente in pace con te stesso, e ti senti un po’ più maturo, un po’ più vivo.

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