Ancora una canzone sull’amore omosessuale, stavolta però tra due donne.
Sempre Vecchioni: Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo). Penso che il titolo, stavolta, non abbia bisogno di particolari spiegazioni: il testo è liberamente ispirato alla celeberrima ode 31 Lobel-Page della poetessa di Lesbo. Quella che, qualche secolo dopo, Catullo riprese nel suo famosissimo Carme 51:









Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus idenditem te
spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis
eripit sensus mihi; nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
Lesbia, vocis

lingua sed torpet, tenuis sub artus
flamma demanat, sonitu suopte
tintinnant aures, gemina teguntur
lumina nocte.

Otium, Catulle, tibi molestum est;
otio exultas nimiumque gestis.
Otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.


Egli mi sembra essere simile a un dio,
egli, se è possibile, sembra superare gli dei,
che, sedendo sempre davanti a te
guarda e ascolta

te che sorridi dolcemente, misero me, ché
ogni senso mi abbandona; perché non appena,
Lesbia, ti vedo, non mi resta più,
Lesbia, un fil di voce

ma la lingua si intorpidisce, una sottile fiamma
mi pervade le membra, di un suono loro proprio
tintinnano le orecchie, e i due lumi degli occhi
li copre la notte.

L’ozio, Catullo, ti daneggia,
per l’ozio perdi ogni freno e dai in escandescenze.
L’ozio già re e città felici
rovinò per sempre.


Il cielo capovolto (Ultimo canto di Saffo)


Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai…
Che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano
passandola sul seno,
cifra degli anni miei…

A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei…

Gli uomini son come il mare:
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime
che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra che ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti così forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia
di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

Annunci