Ieri scena bellissima, in pubblica.
Solitamente, quando siamo in servizio ordinario e dobbiamo accompagnare un paziente ad una visita, lo scarichiamo sulla barella o sulla sedietta all’interno dell’ambulatorio, o al massimo aiutiamo il medico a sistemare il paziente dove più gli aggrada, poi ce ne andiamo tirandoci dietro l’uscio, come si dice qui a Parma.
Ieri il paziente era una vecchietta di 92 anni, tutta bella sorridente come il sole, probabilmente un po’ demente, ma in fondo simpatica. Purtroppo non ci hanno detto subito qual era il suo problema.
Dovevamo portarla ad una visita presso un noto ospedale cittadino, da un noto professore. Chiaramente non ricordavo quale fosse la specializzazione del dottore.
Portiamo dentro la signora, accompagnata dalla figlia e dalla badante, e aspettiamo che il medico, un uomo sulla cinquantina, di bell’aspetto, con un paio di occhiali dalla montatura argentata come i suoi capelli, ci dica di uscire. Fosse matto! Per quello che ha da fare, noi siamo assolutamente necessari!
Dialogo tra il dottore e la figlia della paziente:
– “Io ho già visto la signora nel ’98, vero?”
– “Sì, dottore”
– “E ora qual è il problema?”
– “Mia mamma ha dolori addominali molto forti, va di corpo solo un giorno sì e un giorno no…”
– “Da quanto tempo dura tutto questo?”
– “Qualche mese…”
– “Uhm, qualche mese…”
Poi aggiunge, rivolto a noi: “Possiamo metterla sul lettino, girata di lato, per favore?”
Io e il mio collega ci guardiamo un po’ sospettosi, ed ubbidiamo, sempre sperando che il professore ci ringrazi e ci faccia accomodare.
Invece continua: “Possiamo spogliarla, per cortesia? Alzatele la gonna e toglietele le mutande.”
Per fortuna a quel punto interviene la badante, e – intanto che noi reggiamo la signora, che senza un paio di telamoni a tenerla ferma sarebbe rovinata sul pavimento, data la mole non indifferente – esegue gli ordini del dottore.
Intanto che noi eseguiamo queste operazioni, un po’ contrariati [cioè, non è proprio un bello spettacolo!], il dottore si infila un paio di guanti di lattice, prende un tubetto di vaselina e comincia a spalmarsela sull’indice destro.
Poi, sorridendo in modo sadico e continuando a fare domande alla figlia su alcuni particolari della (assai sedentaria) vita della madre, si avvicina alla vecchia e si china sul suo didietro.
Io mi giro a guardare la figlia, che si copre il viso con le mani e si volta dall’altra parte.
La vecchia comincia a gemere, intanto che il medico si accanisce su di lei. Poi, pochi secondi dopo, mi giro per vedere il professore che si sfila con naturalezza il guanto imbrattato di sostanza puteolenta e lo sbatte nel cestino della spazzatura.
Poi si rivolge ancora alla figlia.
– “Signora, gli anziani che non camminano più hanno molta difficoltà a liberarsi delle feci. Sua madre ha qualche chilo di roba che le comprime il basso ventre.” Pausa d’effetto, poi, accompagnando la parola con un gesto della mano, ripete: “Qualche chilo… Eh, sì. Bisogna rispettare anche queste cose!”.
La figlia si fa il segno della croce.
Lui continua.
– “Deve farle tre clisteri, a giorni alterni.”
– “Cioè, per esempio, oggi, domani, dopodomani…”
– “No, signora, a giorni alterni, bisogna rispettare anche la sua età! Ha 92 anni, dobbiamo tenerne conto! Lei può farne tre di fila!” Poi si gira a guardare la badante – signora polacca di mezz’età – e dice: “Lei può farne tre!”. Poi si gira verso il mio collega (sulla sessantina) e fa: “Lui può farne tre”. Poi si gira verso di me (giovane e forte quasi-ventiduenne) e fa “Lui può farne… [attimo d’esitazione] beh, di lui non parliamone neanche”.
Io mi tocco, per scaramanzia, e lui continua:
– “…lei è anziana, non li sopporterebbe! E mi raccomando, glie li faccia molto dolci,  perché altrimenti le scoppia l’intestino, e allora siamo proprio a posto…”
E la figlia si segna di nuovo.

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