Oggi ho – mio malgrado – fatto un giro per Bologna.
Dico mio malgrado perché sono andato, per forza di cose, a rivangare un passato che preferirei non mi appartenesse. Visita medica di controllo. Rivedermi ancora coricato su un letto del reparto oncologico del Rizzoli non è cosa particolarmente allettante. E se è vero che c’erano casi molto ma molto più gravi di me (io avevo un banale tumore benigno, che poi banale era fino lì, nel senso che era una forma praticamente più unica che rara… strano, direi!), è anche vero che farsi due settimane d’ospedale per aspettare che si liberi un posto in camera operatoria e che finalmente ti tolgano quell’ospite indesiderato che ti cova dentro da tanti mesi, non è cosa che augurerei al mio peggior nemico.
Bologna però, malgrado i cattivi fantasmi che mi evoca, è una città che mi ha colpito al cuore. Probabilmente perché non ci abito. Ma, per me, è una città bellissima.
Sono andato in pellegrinaggio in Via Paolo Fabbri 43, casa del Guccio (uno dei miei miti più radicati), e ho pranzato da Vito, l’osteria che quel vecchio pazzo frequenta praticamente tutti i giorni. Gli sa briga cucinare, dice. In realtà, secondo me, ci va perché si mangia davvero bene, e si spende relativamente poco!
Poi, dopo un giro veloce in centro, io e mia madre abbiamo deciso di visitare San Luca.
La chiesa di San Luca è un edificio sei-settecentesco costruito su un colle (di circa 260 metri sul livello del mare) alle porte di Bologna, e ne domina quasi completamente il panorama. Vi si accede attraverso un portico di tre chilometri e mezzo, tutto in salita (ovviamente!). E in effetti, quando arrivi su, la Madonna la vedi anche senza entrare in chiesa.
Soprattutto perché abbiamo fatto tutta la salita di corsa.
Comunque è una passeggiata magnifica, la vista dall’alto è stupenda (anche se c’è qualche palazzo che starebbe bene bombardato).
Voglio tornarci presto, a Bologna. E spero che sia per una ricorrenza più piacevole.

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