Mi sono accorto di non aver ancora scritto nulla sul caso Parmalat. Forse perché penso che sia meglio tacere, su alcune cose, piuttosto che parlarne.
Il mio [ex] paesello ora è invaso di troupes televisive che vanno in giro ad intervistare chiunque passi sotto le loro grinfie; in Pubblica non si parla d’altro (forse perché il 50% dei pensionati che ci sono lì vengono proprio dalla Parmalat), e oggi al supermercato la moglie del presidente del gruppo Parmalat è stata aggredita da un gruppo di donne, che l’hanno insultata e hanno cercato di picchiarla. Si è salvata grazie all’intervento del personale della Coop. Poverina. Peccato che una buona mano di botte non avrebbe potuto che farle bene. Visto che suo marito ora è in carcere, mentre lei, colpevole quanto lui, è ancora in giro a fare la spesa al supermarket il due gennaio, in pelliccia e borsetta firmata da un milione e mezzo, sempre pronta a darsi della merda a livelli inverosimili e a trattare gli altri come sporche cimici.
Ha inculato mezz’Italia con i suoi giochetti sporchi, e ora si fa salvare dai paladini [= le cassiere, NdA] della coop per evitare il linciaggio


Grazie, Berlusconi, per aver depenalizzato il falso in bilancio.

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