L’altro giorno ero in città [Parma per chi non lo sa] per delle commissioni, ma purtroppo (fino lì, visto il seguito) il negozio in cui dovevo recarmi era ancora chiuso. Quindi ne ho approfittato per ritornare in quello che è stato un mio santuario ai tempi del liceo: la libreria Passato Presente, in via Bixio.
Era da tanto che non ci tornavo. O meglio, c’ero stato di recente per comprare libri da regalare; ma era da parecchio che non ci andavo per il puro gusto di farmi un giro tra gli scaffali e togliermi qualche curiosità e qualche sfizio.
E’ matematicamente impossibile che io entri in una libreria senza fare acquisti. Se solo i libri costassero un po’ meno… Ormai il prezzo minimo supera abbondantemente i 10 euro.
Comunque questa volta la mia attenzione è stata immediatamente attirata da una copertina con l’effige di uno dei miei miti di sempre: Fabrizio De André. Il libro è di un certo Ghezzi (no, non è parente di Dori, l’ultima moglie di Faber), giornalista di Trento, e il titolo è: “Il Vangelo secondo De André”.
Si tratta di una sorta di “vocabolario” di termini deandreiani. Per ogni parola chiave (Amore, Amicizia…) Ghezzi cita e commenta pezzi di canzoni di Faber, e devo dire che è un metodo di esposizone che mi ispira parecchio. L’unico problema è che, quando leggi la citazione di una canzone, inece che leggerla come se fosse una poesia, ti metti a cantarla, oppure accendi il giradischi e cominci a sparartele una dopo l’altra. Il risultato sarà che ci metterò due anni a leggere tutto
Oltre a De André, mi sono tolto anche la soddisfazione di rituffarmi sui classici Latini che tanto ho amato e che tanto amo tuttora, e mi sono comprato “L’Arte Amatoria” di Ovidio, e “La Casa del Fantasma” di Plauto. Ovviamente in edizione BUR con testo a fronte, con la pia illusione di riuscire a mettermi a leggere il latino… dopo due anni abbondanti che non lo tocco…


Ora vado prima che i miei vicini di computer, qui al laboratorio Internet dell’Università, comincino a picchiarci tutti: siamo io, Yoko, il Bilo e la Six in tre computer adiacenti che spariamo cavolate tipo scioglilingua a voce altissima, o che ci disturbiamo a vicenda mentre scriviamo, e tutti si girano a guardarci…

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